Il Nuad Thai, il massaggio, è un rito di equilibrio. Ogni pressione, ogni movimento racconta una storia di energia e ascolto, un dialogo silenzioso tra chi offre e chi riceve. E affonda le sue radici in oltre duemilacinquecento anni di storia, intrecciando medicina tradizionale, filosofia e spiritualità…
Testo di Luisa Taliento
Secondo la tradizione, a introdurre il Nuad Thai – il massaggio – fu Jivaka Komarabhacca, medico indiano e discepolo del Buddha, che trasmise ai monaci del Siam la sua conoscenza delle energie vitali e delle tecniche di guarigione. Nei secoli, questa pratica si è radicata nella vita quotidiana thailandese: i monaci la insegnavano nei templi, le famiglie la praticavano in casa, e i guaritori la utilizzavano per alleviare dolori, stanchezza e tensioni. Il Wat Pho di Bangkok, celebre per la maestosa statua del Buddha sdraiato, è considerato la culla del massaggio thailandese. Le sue pareti conservano incisioni con le antiche mappe dei sen, i canali energetici che attraversano il corpo, e ancora oggi il tempio ospita una delle scuole più prestigiose al mondo. Dal 2019, il Nuad Thai è riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, simbolo di un sapere che unisce corpo e spirito in un’unica armonia.
Un dialogo tra energia e movimento
Chi si avvicina per la prima volta al massaggio thailandese può scoprire che non è una coccola rilassante, ma una vera e propria forma di ginnastica energetica. Si riceve vestiti, su un materasso steso a terra. Il terapeuta utilizza mani, pollici, gomiti, ginocchia e piedi per comprimere, allungare e ruotare le articolazioni, guidando il corpo in un movimento ritmico e profondo. Si può paragonare a una sorta di yoga passivo in cui, chi riceve, si abbandona completamente, lasciando che il respiro accompagni la sequenza di pressioni e stiramenti. L’obiettivo è quello di riattivare la circolazione dell’energia vitale, eliminare i blocchi e ristabilire l’armonia tra i quattro elementi che, secondo la medicina thailandese, compongono ogni individuo: terra, acqua, fuoco, vento. La pressione sui punti energetici non è mai casuale: ogni gesto segue una mappa precisa del corpo, frutto di secoli di osservazione e pratica. Alcune tradizioni parlano di 72.000 linee energetiche, ma nella pratica terapeutica si utilizzano soprattutto le dieci principali, note come Sen Sip. Agendo su questi canali, il massaggio non solo allevia dolori muscolari o tensioni, ma favorisce la digestione, la respirazione e la concentrazione mentale.
Tecniche, rituali, ingredienti
Nel corso degli anni, la tradizione del Nuad Thai si è arricchita di tecniche complementari e rituali sensoriali. Una delle più antiche, il massaggio con le erbe calde, praticato con piccoli sacchetti di cotone, riempiti con un mix di erbe officinali: lemongrass, curcuma, zenzero, canfora, foglie di lime kaffir, tamarindo. Questi impacchi, riscaldati a vapore, vengono pressati sul corpo per distendere i muscoli e stimolare la circolazione, diffondendo un profumo intenso e speziato che favorisce la distensione mentale. Esistono poi varianti, che integrano oli essenziali naturali, come ylang ylang, citronella o olio di riso, usati per lenire la pelle e amplificare la sensazione di calore e benessere. Altri rituali combinano il Nuad Thai con momenti di meditazione o bagni aromatici alle erbe, trasformando il trattamento in un percorso olistico. Tra le tecniche più particolari c’è il massaggio a quattro mani, in cui due terapiste lavorano in perfetta sincronia, una sul lato destro, l’altra sul sinistro, in una coreografia ipnotica di movimenti speculari. Nata come pratica riservata ai nobili siamesi, richiede una maestria assoluta: i gesti devono fondersi in un unico ritmo, come se un’unica energia attraversasse entrambe le figure.
Le scuole e i maestri
Le scuole più rinomate si trovano a Bangkok, Chiang Mai e Chiang Rai, ognuna con un approccio specifico.
Oltre al Wat Pho, dove migliaia di studenti internazionali frequentano corsi certificati, spicca la Old Medicine Hospital di Chiang Mai (www.oldmedicine.org), che tramanda l’insegnamento della Scuola di Medicina Tradizionale Thailandese del Nord. Qui gli allievi apprendono non solo le tecniche fisiche, ma anche i principi filosofici e spirituali del massaggio, con meditazioni quotidiane e momenti di riflessione sul significato del contatto umano. Alcuni programmi prevedono anche lo studio delle erbe medicinali e la preparazione dei tradizionali herbal compress. In molte di queste scuole, la formazione non si limita alla tecnica: viene insegnato un vero e proprio codice etico, che richiede presenza mentale, rispetto e compassione verso chi riceve il trattamento. Per questo, molti maestri sostengono che il massaggio non si impara, ma si trasmette come un’arte, che nasce dal cuore prima che dalle mani. Il massaggio thailandese resta quindi ciò che è sempre stato: un incontro tra corpo e spirito, tra gesto e intenzione. Un rito silenzioso, che insegna come il benessere non nasca dal fare, ma dal sentire. E che, a volte, basta un tocco per ritrovare sé stessi.




