È un modo per vedere davvero, invece di attraversare. Un gesto semplice, che trasforma ogni spostamento in esperienza.
Testo di Giuseppe Gaimari
In un mondo dove troppo spesso si predilige l’apparenza alla sostanza, dove il romanticismo di un panorama viene sostituito da un selfie commemorativo, rallentare e tornare a viaggiare lentamente può sicuramente aiutarci a capire l’essenza nel concetto di slow tourism: per entrare davvero in contatto con la natura, con i luoghi e con le persone che li abitano occorre osservare con calma tutto ciò che stiamo vivendo in viaggio. Camminare lungo antichi sentieri, pedalare attraverso colline silenziose, assecondando i ritmi lenti imposti dalla volontà di scoprire l’anima di un territorio, è forse il modo più vero che abbiamo di viaggiare. Il ritmo lento è intimo, profondo, fatto di incontri autentici, sapori locali, storie raccontate davanti a del buon cibo locale, dando vita al concetto più profondo di turismo esperienziale. Ogni passo, ogni pedalata, diventa un’occasione per osservare, ascoltare e comprendere. Scegliere di essere un viaggiatore lento è un atto di amore nei confronti nostri e degli altri, forse l’unico vero modo di rallentare il tempo.
Nel borgo diffuso
L’Italia è costellata di borghi affascinanti e sconosciuti, molti dei quali sono stati riqualificati, offrendo opportunità di scoprire realtà meravigliose come, ad esempio, Civita di Bagnoregio. Conosciuta come “la città che muore”, definita così dallo scrittore Bonaventura Tecchi, si erge su una collina nel Lazio, raggiungibile solo a piedi, e offre un’atmosfera magica in un contesto naturalistico unico. Spostandoci verso il Nord, in Piemonte, all’ombra del Monviso, si trova Ostana, un borgo diffuso dove il senso della cooperazione porta avanti un’economia difficile fatta da pastori, contadini e piccole realtà locali. Questo approccio collaborativo non solo garantisce la sopravvivenza di queste comunità, ma promuove anche la valorizzazione delle risorse locali. La cooperazione tra produttori locali porta molteplici benefici, primo fra tutti il sostegno economico. Insieme, si riescono ad affrontare meglio le difficili sfide del mercato, garantendo qualità dei prodotti e condividendo tecniche e pratiche sostenibili che rispettino l’ambiente.
Molti di questi borghi sorgono su antiche vie di pellegrinaggio. Come Bardi, sulla via degli Abati, antico cammino che collega Pavia a Pontremoli. Considerato un’importante via di comunicazione medievale, per monaci e pellegrini era un’alternativa alla via Francigena.
A piedi e in bicicletta
Uno dei concetti intrinsechi del turismo lento è il rispetto per la natura. Camminare e andare in bicicletta non solo riducono l’impatto ambientale rispetto ad altre forme di turismo, ma promuovono anche una connessione più profonda con l’ambiente e con le tradizioni locali. Si diventa più consapevoli del paesaggio circostante, si notano le piccole sfumature, come i suoni della natura, i profumi delle piante e l’armonia degli scenari. Il turismo lento offre, nello stesso tempo, l’opportunità per la riflessione e il riposo della mente. Allontanarsi dai ritmi frenetici, lasciando spazio al silenzio e alla tranquillità, permette di godere pienamente di tutto ciò che incontriamo durante il nostro cammino. Entrare a contatto con le tradizioni locali, non solo apre la mente e scalda il cuore, ma crea anche un legame più intimo con il territorio.
La rivoluzione silenziosa
Di Willy Fassio
Davanti all’entusiasmo collettivo per il camminare e il pedalare, dai sentieri di casa alle lontane valli himalayane, non posso fare a meno di pensare che, per millenni, l’umanità abbia conosciuto il mondo esattamente così: passo dopo passo.
Con la rivoluzione industriale, l’uomo ha delegato ai motori il compito di portarlo lontano, perdendo via via la capacità di scoprire ciò che aveva accanto. Il paradosso odierno è sotto gli occhi di tutti: il mercato propone biciclette dai costi paragonabili a quelli di un’auto di piccola cilindrata, modelli che grazie alla tecnologia promettono lunghe distanze con uno sforzo minimo. Viene naturale ricordare come, non molti decenni fa, si guardasse alla Cina – dove milioni di persone si muovevano soltanto in bicicletta – come a un simbolo di arretratezza economica.
Molto prima che questa “cultura del cammino” diventasse tendenza, avevo provato, in linea con la filosofia dei viaggi del Tucano, a proporre un catalogo dedicato al trekking in Italia e nel mondo. Questa iniziativa ebbe risultati modesti. Con il Covid e le chiusure forzate è esploso un bisogno nuovo: recuperare il passo, il respiro, la lentezza. Forse, più che una moda, un ritorno a ciò che l’uomo è sempre stato.




