“Una città non può essere considerata tale se non ha un bagno turco…”
Lo diceva Sherazade, la principessa protagonista de “Le Mille e una notte”, la celebre raccolta di novelle risalente al Medioevo.
Testo di Luisa Taliento
L’hammam è protagonista della cultura islamica, ma è in Marocco che assume un significato ancora più profondo: qui non è solo un luogo di purificazione, ma un’istituzione sociale, un rito che scandisce la vita quotidiana e un’esperienza sensoriale che affonda le radici in secoli di storia.
Dalle origini all’Impero Ottomano
Dal punto di vista etimologico, il termine hammam (in lingua araba) indica la struttura nella quale purificare il corpo con acqua e vapore. Resti archeologici testimoniano che presso i popoli islamici ebbe larga diffusione già nel periodo del califfato degli Omayyadi, la dinastia che governò l’impero musulmano dal 661 al 750 d.C. Numerosi testi, soprattutto manuali giuridici, hanno tramandato in modo dettagliato le caratteristiche dei bagni: a Damasco, nel XII secolo, erano attivi 57 hammam, mentre ad Aleppo il numero saliva a 195. A Baghdad, tra il IX e il X secolo, si contavano migliaia di bagni pubblici. Quando la tradizione orientale si diffuse in Occidente attraverso la conquista araba della Spagna, anche il Marocco divenne uno dei centri nevralgici di questa cultura del benessere. A Cordova, alla fine del X secolo, si registravano tra i 300 e i 600 hammam, testimonianza di quanto questa pratica fosse radicata nella vita sociale. In origine erano strutture semplici, con poche sale e scarsi elementi ornamentali. Dopo l’ingresso si abbandonavano gli abiti, si indossavano teli e si accedeva a una sala satura di umidità, uno spazio coperto da volte con diversi rivestimenti, privo di finestre per trattenere il vapore e il calore, ma suggestivamente illuminato dall’alto attraverso le aperture della cupola. Il percorso classico prevedeva un apodyterium (spogliatoio), seguito dal tepidarium, dove la temperatura si aggirava tra i 30 e i 35 gradi. Dopo essersi acclimatati si passava nel calidarium, dove si svolgeva il rito vero e proprio: le temperature oscillavano tra i 40 e i 45 gradi e l’umidità raggiungeva il 95-100%. Durante e dopo il bagno di vapore era consentito usare saponi naturali, argille e lozioni per purificare la pelle.
L’hammam marocchino, rito sociale
In Marocco, l’hammam assume caratteristiche uniche. Non è solo un luogo di purificazione fisica, ma uno spazio sociale dove le donne si ritrovano, chiacchierano, si confidano segreti. È il luogo dove le madri portano le figlie per insegnare loro i rituali di bellezza e dove si celebrano momenti importanti della vita, dalla nascita al matrimonio. Il rituale prevede l’uso del savon noir (sapone nero a base di olive), del ghassoul (argilla vulcanica proveniente dalle montagne dell’Atlante) e del celebre kessa, il guanto ruvido con cui si esegue lo scrub tradizionale, seguito da massaggi con olio d’argan. Oggi, a Marrakech, l’esperienza dell’hammam raggiunge vette di raffinatezza nei resort più prestigiosi del regno. Il più celebre? La Mamounia (www.mamounia.com), leggendario palazzo che ha ospitato Winston Churchill, Yves Saint Laurent e Alfred Hitchcock, custodisce uno degli hammam più sontuosi del Marocco: 2.500 metri quadrati dedicati al benessere, dove la tradizione secolare si fonde con il lusso contemporaneo tra marmi pregiati, zellige tradizionali e vapori profumati di rosa e argan. Nella medina di Fès, Patrimonio Unesco, decine di hammam tradizionali continuano a servire la popolazione locale, mantenendo viva una tradizione secolare. Qui l’esperienza è più autentica e meno turistica: ci si immerge nella vita quotidiana della città imperiale, condividendo gli spazi con le famiglie del quartiere.
La filosofia del vapore
Piaceri ed emozioni per la mente e per il corpo sono magistralmente descritti dallo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun nel suo romanzo “L’hammam”: “Andare all’hammam, come se lì ci fosse una soluzione magica. Perché no? È nel vapore dei luoghi… che abbiamo qualche probabilità di accostarci alla verità.” In queste parole si coglie l’essenza dell’hammam marocchino: non solo un trattamento di bellezza o un momento di relax, ma un percorso spirituale, un’occasione per ritrovarsi e meditare nel calore avvolgente del vapore, per purificare non solo il corpo ma anche l’anima. Un rito millenario che, nelle medine labirintiche e nei riad profumati di gelsomino del Marocco, continua a essere custodito con la stessa devozione di secoli fa, quando Sherazade raccontava le sue storie infinite sotto le stelle d’Oriente.




