L’isola di File non è solo un sito archeologico straordinario per la sua eccezionale conservazione architettonica. È un baluardo della cultura dell’antico Egitto, un luogo dove è passata la Storia. Meta leggendaria di un viaggio lungo il Nilo, sorprende e apre gli occhi alla meraviglia
Testo di Luca Grassi
Il mito. È l’elemento attorno al quale si è sviluppato il complesso templare di File, articolato e ricco di ardite composizioni architettoniche. Il tempio maggiore è dedicato alla dea Iside, mentre la parte restante dell’isola, durante il dominio dell’Impero Romano, venne organizzata in una serie di templi, accessi, sagrati e terrazze, che vanno a comporre un vero e proprio insieme urbanistico, unico in tutto l’Egitto. L’intero santuario, con tutti i suoi elementi, occupa ogni spazio a disposizione, mentre il Nilo delimita da ogni parte un luogo sacro il cui centro principale appunto è il tempio di Iside.
File si trova a monte della prima cateratta, vicino alla città di Aswan e, in antico, era posta all’estremo confine meridionale dell’Egitto. Il luogo veniva ritenuto sacro, ma era anche una tappa fondamentale per chi viaggiava lungo il Nilo. L’accesso dei pellegrini avveniva, come oggi, sul lato meridionale vicino al chiosco di Nectanebo I (380 a.C.-362 a.C.), sorpassato il quale si procedeva lungo lo spazio aperto colonnato su cui si affacciano templi minori. La struttura architettonica più importante era il tempio di Iside, nel cui primo cortile è ospitato il mammisi, un piccolo tempio dedicato alla nascita divina. Le decorazioni risalgono all’epoca tolemaica e romana. Molto suggestivo è salire sopra il tetto del tempio, dove si trovano alcune cappelle dedicate a Osiride e dove avveniva l’unione divina fra Iside e Osiride. Da qui, è possibile ammirare tutto il panorama sulla piccola isola e le isole vicine, che vanno a costituire un paesaggio davvero unico.
La dea collerica e il nano Bes
Nella parte orientale dell’isola è situato il piccolo tempio dedicato alla dea Hathor, la collerica dea che penetrò nella Nubia spargendo devastazione, e dovette essere placata da Thot, che la convinse a tornare in Egitto. Il tempietto è molto particolare per le decorazioni riportate sulle colonne e sui muri: fra le figure dei suonatori, viene rappresentato il nano Bes, divinità associata con la musica, con la gioia e in questo tempio il dio danza e suona per placare la dea. L’isola di File è stata un baluardo della cultura dell’antico Egitto. In periodo romano costituiva il punto più meridionale dell’impero e alcuni imperatori hanno lasciato traccia del loro dominio attraverso la costruzione di alcune strutture come quelle poste nell’estremità settentrionale dell’isola, dove si trovano un tempio di Augusto (63 a.C.-14 d.C.) e un ingresso chiamato Porta di Diocleziano (284 d.C.-305 d.C.).
L’elegante e monumentale chiosco di Traiano (53 d.C.-117 d.C.) è una delle strutture più emblematiche dell’isola, mentre all’interno del portale voluto dall’imperatore Adriano (76 d.C.-138 d.C.) è stata trovata un’interessante iscrizione geroglifica: una preghiera al dio Mandulis, risalente al 394 d.C. Questo dato importante unito a quello della scoperta, sempre in questo tempio, della più recente iscrizione demotica datata al 452 d.C., ci pongono di fronte alla fine di una cultura e di una civiltà millenaria, che ha persistito per più di tre millenni, sviluppatasi sulle rive del Nilo intorno al 3100 a.C. e terminata idealmente qui a File, all’estremità meridionale dell’Egitto, confine del mondo conosciuto di allora. Un luogo mitico, dunque, come si diceva all’inizio, un complesso archeologico eccezionale che l’uomo ha giustamente salvato dall’oblio delle acque e del tempo.
Cristianesimo e culti pagani
Testimonianza di una stratificazione storica e di una lunga frequentazione dell’isola sono i resti di due chiese risalenti alla metà del IV secolo d.C. A File il cristianesimo coesistette per un certo periodo con i culti pagani e il tempio maggiore sarà l’ultimo tempio pagano a chiudere i battenti a seguito dei decreti teodosiani, che determineranno la fine del culto pagano. La riscoperta di questo luogo eccezionale avverrà con i primi europei tra la fine del XVIII e il XIX secolo. Nella parte destra del portale d’ingresso al tempio principale si trova l’iscrizione che commemora la campagna di Napoleone e l’inseguimento dei Mamelucchi da parte del generale Desaix nel 1799.
Nel 1817 sarà l’esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni, nella sua risalita lungo il Nilo per giungere fino ad Abu Simbel, a visitare l’isola. Belzoni la mattina del 27 agosto del 1817 arriva a File e queste sono le sue parole: “…molto prima del sorgere del sole, aspettai a poppa la luce che avrebbe illuminato la bellissima isola di File. Il desiderio di vedere le rovine era grande quanto le mie aspettative ma, quando le vidi, esse superavano qualsiasi cosa l’immaginazione avrebbe potuto anticipare. Sbarcammo e trascorsi tre ore che mi parvero soltanto pochi minuti. Tuttavia, poiché intendevo esplorare attentamente durante il viaggio di ritorno, detti soltanto un fugace sguardo all’isola. Osservai diversi blocchi di pietra con geroglifici di grande perfezione, che avrei potuto portare via, e un blocco di granito lungo circa sette metri. Ritengo che anche questo monumento avrebbe potuto essere rimosso facilmente, perché giaceva in una buona posizione non lontano dalla riva”.
Salvata dalle acque
A seguito della costruzione della diga di Aswan da parte degli inglesi tra il 1899 e il 1902 si venne a creare un bacino a monte della diga. Le acque, dunque, si innalzarono andando a sommergere in parte l’isola di File con i suoi templi. Foto dell’epoca mostrano le strutture sommerse per metà altezza: la visita veniva fatta con un barchino con cui si riusciva addirittura a entrare all’interno dei monumenti. Con l’innalzamento della Grande Diga l’Unesco, sulla scia dei progetti di Abu Simbel e degli altri templi in pericolo, promosse il recupero del complesso templare nel 1977.
Il progetto fu enorme e molto complicato. Inizialmente, l’isola venne circondata da un doppio anello di palancole metalliche e fra questi due anelli venne creato un terrapieno per isolare i templi dalle acque. Terminato l’anello, venne svuotata l’area centrale, dopodiché si passò allo smontaggio pezzo per pezzo di tutte le strutture presenti sull’isola per poi ricostruire, con gli stessi pezzi, con un’opera davvero magistrale, i templi su un’isola vicina, che emergeva dalle acque. L’isola era quella di Agilkia, che venne in parte modificata proprio per potervi collocare tutte le strutture presenti nel luogo originario. L’opera fu davvero puntuale e filologica, perché tutto fu rimesso esattamente nella stessa posizione, così da rispettare gli assi dei templi, l’orientamento e la posizione fra i diversi elementi. Giungendo oggi all’isola non si percepisce l’opera di smontaggio e rimontaggio. Il complesso templare di File sembra essere lì da sempre. Emozionante. Meta straordinaria di un viaggio lungo il Grande Nilo.



