Pedalare per scoprire il mondo (e sé stessi) - Tucano Viaggi Skip to main content

Sono una ciclista per caso. Mi viene da sorridere quando ci ripenso, seduta sulla mia bici da corsa, mentre il paesaggio toscano scorre intorno a me. Fan di sport outdoor – dal trekking allo sci di fondo – fino al 2014 ero soprattutto una runner. Poi, un infortunio al piede sinistro, mi ha costretta a fermarmi…

 

Testo di Fabrizia Postiglione

 

Per non perdere la forma ho cercato uno sport di endurance che non gravasse sulle articolazioni. Così, ho scoperto la bici.

È stato un colpo di fulmine. La passione è diventata travolgente e, in pochi mesi, ha orientato anche la mia vita professionale: da allora racconto il mondo in sella, dai tour giornalieri alle avventure a tappe in modalità bikepacking, con tutto il necessario legato al telaio. La bici è diventata la mia inseparabile “happiness machine” e da allora ho macinato decine di migliaia di chilometri in territori straordinari: dalle Dolomiti del Trentino a Tenerife, da Maiorca all’Ardèche, dalla Provenza all’Andalusia, dalle Isole Lofoten alla Croazia. Sulla mia prima bici, acquistata in un bike shop di Soho, ho esplorato New York in lungo e in largo, tra i grattacieli e i parchi della città dove ho vissuto, documentando la metropoli tra reportage fotografici e guide cicloturistiche.

Con la prima Bianchi da corsa in carbonio mi sono arrampicata lentamente sulle salite più iconiche del Giro d’Italia: Stelvio, Gavia, Mortirolo, e poi sui passi leggendari delle Dolomiti, dal Fedaia al Gardena. Mi sono misurata con il vento spietato del Mont Ventoux, con i tornanti dell’Alpe d’Huez, con le pietraie del Col d’Izoard e il gelo del Col du Galibier. Salite epiche del Tour de France: geografie dell’anima prima ancora che strade. Ogni pedalata è un rito, un dialogo con la gravità. Le gambe bruciano, il cuore martella, ma non è dolore: è pura intensità. Il vento ti sfiora portando profumi di bosco, erba e fiori. Dietro ogni tornante si apre un panorama nuovo: guglie dolomitiche, valli illuminate da lame di sole, campanili sottili che bucano il cielo. Salire è danza con la fatica, ed è una gioia silenziosa quando finalmente raggiungi la vetta: sei stanco, ma immensamente vivo, sospeso tra cielo e terra.

La Toscana su due ruote

Torno spesso in Toscana, a pedalare dalla Costa degli Etruschi alla Val d’Orcia, dalle Crete Senesi alle Colline Metallifere. Parto con il sale sulla pelle e il Tirreno che brilla alle spalle; attraverso filari di cipressi come punti esclamativi nel silenzio, strade bianche che sollevano polvere chiara, colline che ondeggiano come un mare verde immobile. Ogni curva apre un quadro rinascimentale, ogni borgo è una pausa d’acqua e pietra, ogni morso di panforte più gustoso di qualsiasi barretta. La bici permette di viaggiare alla giusta velocità: non così lenta da perdere il ritmo della vita, non così veloce da non assorbire la poesia del paesaggio.

C’è un istante preciso, appena le gambe iniziano a spingere sui pedali, in cui tutto si riduce all’essenziale. Il mondo intorno scivola via, il respiro si fonde al metronomo della pedalata, i pensieri si alleggeriscono e resta solo il puro piacere di muoversi: il fruscio delle gomme lisce sull’asfalto o lo scrocchiare dei copertoni tassellati sulla ghiaia, la sensazione di libertà e la curiosità che nasce ogni volta che si imbocca una strada nuova. È quell’emozione intensa, inafferrabile, che ha dato origine alla mia passione autentica per uno stile di vita fatto di movimento, curiosità e condivisione.

Amo entrambe le anime della bici: quella da corsa, veloce e determinata, e quella gravel, che invita all’avventura e alla scoperta. Due volti diversi, complementari, della stessa grande passione. La bici è libertà, forza e resilienza. Per una donna, è anche ribellione gentile: insegna fiducia in sé, coraggio, autonomia e rispetto per il proprio corpo. Ricordo ancora la gioia del mio primo viaggio multitappa: Amalfi-Lecce, 600 km con 6.000 metri di dislivello in sei giorni, portando tutto con me. Esperienza che mi ha fatto sentire forte, indipendente e realizzata.

Pedalare fa bene alla salute e al Pianeta

Sotto il sole il corpo produce endorfine, assorbe vitamina D e lo stress si dissolve. Tonifica, rinforza muscoli e cuore, migliora resistenza e forza. È il mezzo simbolo della mobilità sostenibile: la nostra “benzina” è il cibo, più green di così non si può. Per prendermi cura della mia puledrina in carbonio ho imparato la meccanica di base: salto di catena, forature, cambio e pacco pignoni. Ogni piccolo gesto rende il viaggio più sicuro e autonomo.

“La bicicletta insegna cos’è la fatica, cosa significa salire e scendere, non solo dalle montagne ma anche dalle fortune e dai dispiaceri. Insegna a vivere”, dice il campione di ciclismo Ivan Basso. Ogni volta che pedalo, imparo qualcosa di nuovo, dentro e fuori di me. Ogni chilometro mi ricorda che la bici è libertà, forza, bellezza e resilienza. Per una donna, poi, è anche ribellione gentile, un mezzo che insegna a fidarsi di sé, esplorare senza paura e scegliere la propria strada, a scoprire il mondo alla giusta velocità, dove ogni curva, ogni borgo e ogni filo d’erba diventano esperienza e memoria. E dove ogni uscita si trasforma in un racconto vergato con le ruote sull’asfalto.

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Fabrizia Postiglione

Giornalista e fotografa cosmopolita da oltre trent’anni, Fabrizia ha viaggiato in tutto il mondo realizzando reportage di viaggio per sessantacinque testate italiane e straniere. Ha vissuto e...