Madeira, camminando lungo le levadas - Tucano Viaggi Skip to main content

Un viaggio a piedi nel cuore verde di Madeira, seguendo i canali d’acqua che disegnano l’isola tra montagne e oceano. Tra foreste lussureggianti, cascate improvvise e panorami vertiginosi, il trekking diventa racconto di natura, storia e meraviglia.

 

Testo di Fabrizia Postiglione

 

Drammatiche scogliere affondano come lame nell’oceano lasciando spazio a poche spiagge di sassi flagellate dai flutti. Penetrando nel cuore dell’isola, i lussureggianti rilievi si impennano improvvisi, e le nuvole gravide di gocce impigliano le loro corse sfrenate nei picchi aguzzi. Decine di cascate si tuffano dai dirupi. Figlia dei brividi vulcanici della Terra, Madeira appartiene all’omonimo arcipelago portoghese – formato anche da Porto Santo e dagli isolotti rocciosi Ilhas Selvagens e Ilhas Desertas – che emerge nell’Atlantico, 520 km a ovest delle coste marocchine.

La leggenda di Atlantide

L’origine geologicamente recente e le ultime eruzioni (che risalgono a 6.500 anni fa) hanno regalato all’isola un’orografia tuttora tormentata, poco addomesticata dagli elementi. Questi paesaggi sovrumani diventano la scenografia per l’opera dell’uomo, che nel corso di oltre cinque secoli ha disegnato vigneti, bananeti, giardini, candidi borghi di pescatori, chiese monumentali, settecentesche residenze patrizie, campi da golf, levadas (canali d’irrigazione) e una strada litoranea, la Estrada Regional 101, che fa il periplo dell’isola, seguendo le curve sensuali della costa. Secondo la leggenda, Madeira, insieme alle Canarie, a Capo Verde e alle Azzorre (che insieme costituiscono l’area biogeografia detta Macaronesia), sarebbero gli unici lembi di terra sopravvissuti allo sprofondamento della mitica Atlantide.

L’endemica Laurissilva, la foresta di lauracee risalente al Terziario che rivestiva interamente Madeira, fu in gran parte tagliata dai colonizzatori per far posto alle coltivazioni. Oggi, copre appena il 20% del territorio, specie nella parte nord dell’isola ma, con 15 mila ettari, è la più grande d’Europa ed è iscritta alla World Natural Heritage List dell’Unesco. La Laurissilva cresce tra i 300 e 1.300 metri d’altitudine, è una delle aree protette dell’arcipelago, come le Ihas Desertas e Selvagens, Ponta de São Lourenço, Ponta do Garalhau, il parco ecologico di Pico do Areeiro e la riserva di Rocha do Navio. Grazie al suo clima dolce tutto l’anno, che permette la crescita di una rigogliosa flora subtropicale ricca di fiori esotici, Madeira è stata battezzata il “giardino galleggiante”.

Madeira è una creatura viva

In aereo, virando sull’Atlantico, le ali fendono una luce metallica e sotto di me appare un’isola scura e tormentata, dove tutto è roccia, pendenza, vertigine.

Dal finestrino vedo la strada litoranea, la ER101, serpeggiare lungo la costa come un nastro lucido. Ma io non sono venuta per guidare: sono venuta per seguire l’acqua.

Le levadas – oltre 1400 chilometri di canali d’irrigazione scavati nella roccia – sono il sistema cardiocircolatorio dell’isola. Corrono silenziose, portando l’acqua dal nord umido al sud più arido e, accanto a loro, si snodano sentieri stretti, sospesi tra precipizi e foreste. Sono la chiave per entrare nel cuore verde di Madeira.

Parto all’alba per la Levada do Norte. Il sentiero comincia a Lombo de Mouro e si sviluppa tra i 1300 e i 1000 metri di quota, tagliando i versanti con una precisione chirurgica. L’aria è fredda e densa, carica di umidità. Le nuvole corrono basse e si impigliano nei picchi aguzzi della Cordilheira Central, dove si alzano le due sentinelle dell’isola: Pico do Areeiro e Pico Ruivo.

Il sentiero è una linea sottile tra acqua e abisso. A sinistra, la levada scorre quieta, specchio mobile di felci e rami; a destra il vuoto si apre improvviso sulla valle di Ribeira Brava. Cammino in silenzio, ascoltando il mio respiro e il suono regolare dei passi. Qui il trekking è un atto di equilibrio.

La Laurissilva mi avvolge poco a poco. Questa foresta di lauracee, relitto del Terziario, un tempo ricopriva tutta l’isola; oggi sopravvive per circa 15mila ettari ed è patrimonio dell’umanità. Gli allori di Madeira intrecciano chiome lucide sopra la mia testa, il sottobosco è un intrico di muschi, felci arboree, licheni che pendono come barbe antiche. La luce filtra verde, irreale.

Camminare qui è attraversare il tempo

Penso ai navigatori portoghesi João Gonçalves Zarco e Tristão Vaz Teixeira che nel 1418 “riscoprirono” quest’isola e la chiamarono Ilha da Madeira per i suoi boschi fitti. Molti di quegli alberi furono tagliati per fare spazio a vigneti, bananeti, villaggi bianchi aggrappati ai pendii. Eppure la foresta resiste, umida e testarda, nel nord più selvaggio.

La Levada do Norte non è un sentiero spettacolare nel senso classico: è una lama orizzontale che taglia la montagna. Ma è proprio questa linearità a renderla ipnotica. Attraverso antichi tratti lastricati in pietra, entro in tunnel scavati nella roccia dove l’acqua gocciola dal soffitto e la torcia disegna cerchi tremolanti sulle pareti. Ogni volta che riemergo alla luce, il paesaggio è diverso: un dirupo tappezzato di verde, una cascata sottile che si tuffa nel vuoto, una radura sospesa tra nebbia e cielo.

Le nuvole salgono rapide dall’oceano, gravide di pioggia. In pochi minuti il panorama si dissolve in un bianco lattiginoso. Sento solo l’acqua della levada e il battito del cuore. Poi, come un sipario che si apre, il vento spazza via la nebbia e rivela l’Atlantico in lontananza, una lastra d’acciaio increspata di luce.

Madeira è un’isola di antagonismi. A sud, i terrazzamenti coltivati scendono ordinati verso il mare; a nord, le scogliere precipitano senza compromessi. A est, la lingua arida di Ponta de São Lourenço sembra appartenere a un altro pianeta; a ovest, le onde s’infrangono contro faraglioni scuri. E nel mezzo, questa foresta primordiale che trattiene l’acqua e la restituisce sotto forma di levadas, di cascate, di vita.

Dopo ore di cammino, le gambe si fanno pesanti ma lo sguardo resta leggero. Il sentiero mi conduce verso l’area di Pináculo, balcone naturale sulla valle. Mi fermo. Il silenzio è totale, rotto solo dal vento che accarezza le foglie. Sotto di me la Ribeira Brava incide la montagna con pazienza millenaria.

Un giardino galleggiante

Capisco perché Madeira sia chiamata giardino galleggiante. Non è solo per i fiori esotici che esplodono di colore tutto l’anno, grazie a un clima mite e generoso. È per questa sensazione costante di sospensione: tra cielo e mare, tra roccia e foresta, tra nebbia e sole.

Il trekking qui non è mai semplice evasione. È confronto con una natura verticale, giovane, ancora in divenire. Ogni passo lungo la Levada do Norte è un dialogo con l’acqua e con il tempo.

Quando, nel tardo pomeriggio, il sentiero termina e la luce si fa dorata, mi volto indietro un’ultima volta. Le nuvole tornano a impigliarsi nei picchi, le cascate brillano come fili d’argento, le felci si agitano pacatamente. Madeira è selvaggia e teatrale, figlia dell’oceano e del fuoco. Più che fare un semplice trekking è stato come attraversare quella linea sottile che separa il mondo addomesticato dei Sapiens da quello vergine della Natura. Quel mondo dove siamo tutti uguali: esseri viventi del Pianeta Terra.

Viaggio

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Fabrizia Postiglione

Giornalista e fotografa cosmopolita da oltre trent’anni, Fabrizia ha viaggiato in tutto il mondo realizzando reportage di viaggio per sessantacinque testate italiane e straniere. Ha vissuto e...