Il bagno nell’onsen – fonte o impianto termale – con la contemplazione della natura: è la via alla salute psicofisica più diffusa e più amata in Giappone. Un momento di cura di sè, ma anche di rapporto estetico e spirituale con la sfera del sacro: la Natura come Tempio, fonte di pace interiore. I numeri? Ventisettemila sorgenti calde curative, distribuite in tremila impianti termali.
Testo di Marco Restelli
Notte d’inverno, la neve cade lentamente, rischiarata dalla luna. Tre giorni fa si posava sulle spiagge e sul mare. Oggi invece, nel comprensorio sciistico di Rusutsu, abbiamo vissuto la sorpresa di sciare in una foresta di bambù. Hokkaido, l’isola più settentrionale del Giappone, è famosa – fra l’altro – per la sua powder snow, la neve più leggera del mondo: nessuna fatica per le gambe dello sciatore, solo gioia nell’attraversare candidi cumuli che si sollevano lanciando intorno un borotalco di cristalli. E stasera ci regaliamo una forma di piacere molto giapponese: rilassarsi in una piscina di calda acqua termale circondati dalla natura. Senza pensare a nulla, restiamo a guardare i fiocchi di neve che scendono su di noi, ma poi scompaiono in un secondo, appena toccano la superficie dell’acqua sulfurea a 40 gradi. Cristalli di neve disciolti, come fiori di ciliegio colti di sorpresa dall’inverno: pura bellezza dell’attimo fuggente. Puro Giappone.
Questo tipo di relax, che esplicita il legame fra il bagno nell’onsen (fonte o impianto termale) e la contemplazione della natura, è la via al benessere psicofisico più diffusa e più amata in Giappone. Tanto che oggi ha perfino il proprio emoji negli smartphone, questo: ♨️ simbolo di calore e vapore del bagno terapeutico. Negli onsen esistono anche vasche al chiuso (sempre con finestra sull’esterno però), ma è la piscina all’aria aperta il culmine dell’esperienza, perché permette il contatto – visivo e non solo – con quella natura che per i giapponesi è un mondo sacro. Secondo la religione tradizionale del Paese – lo shintoismo – alberi, laghi, montagne e animali possono essere abitati da spiriti divini, i kami. Il bagno in un onsen è quindi un momento di cura di sè, ma anche di rapporto estetico e spirituale con la sfera del sacro: la Natura come Tempio, fonte di pace interiore e di benessere psicofisico.
Ventisettemila sorgenti calde curative
Per comprendere come mai gli onsen abbiano una così grande rilevanza sociale bisogna ricordare la loro straordinaria diffusione. L’intero Giappone è un territorio vulcanico da cui zampillano 27.000 sorgenti calde curative (con zolfo o altri minerali), distribuite in 3.000 impianti termali. Un’enormità. Per dare un’idea: in Italia, terra di termalismo, gli impianti termali sono 380, poco più di un decimo di quelli in Giappone.
Molto spesso l’onsen si trova all’interno di un ryokan, una locanda o albergo dove tutto – camera arredamento cucina abbigliamento – è dettato da antiche tradizioni. Oggi, in attività, ci sono perfino dei ryokan che hanno 1.300 anni di storia: i più antichi sono del 705 e del 712 d.C. E quando i giapponesi sostengono che per provare il benessere naturale in un ryokan bisogna liberarsi di tutto, intendono proprio “di tutto”: via i pensieri le preoccupazioni lo stress, e via anche i vestiti. Nelle parti comuni del ryokan si può indossare solo uno yukata – una sorta di veste da camera – ma quando si va nell’onsen bisogna entrare completamente nudi. Per molti secoli i giapponesi fruirono degli onsen senza far caso alla nudità e al genere: uomini o donne o famiglie con bambini, tutti stavano nella stessa piscina termale, dopo essersi ben lavati. Ma tutto cambiò nel 1868, quando, dopo un ungo isolamento del Paese, fu cancellata l’istituzione dello Shogun e il Sol Levante cominciò a occidentalizzarsi in ogni campo. Col tempo, i giapponesi hanno imparato da noi occidentali a imbarazzarsi per la nudità dei corpi e per le loro differenze, perciò oggi, in quasi tutti gli onsen, il settore femminile e quello maschile sono separati da alte mura. Per fortuna, entrambi i settori restano aperti, sia alla contemplazione della natura, sia al nascere di nuove amicizie, più facili in un luogo in cui “ci si mette a nudo” fisicamente e psicologicamente. Un angolo di vita sociale rilassata (con ingresso vietato agli smartphone).
Lo strettissimo rapporto dei nipponici con la natura – fatto di ammirazione, intimità e fede religiosa nei kami – si esprime ovviamente anche in altre vie del benessere. Una di queste è lo shinrin yoku, che in occidente chiamiamo forest bathing o bagno nella foresta: consiste nel trarre giovamento dall’immersione nel verde. Non si contano, ormai, gli studi scientifici che dimostrano i benefici di una regolare attività di trekking nei boschi. Ad esempio, per il sistema cardiovascolare: si abbassa il livello di cortisolo (l’ormone dello stress), si regolarizzano il battito cardiaco e la pressione arteriosa; inoltre, camminando nei boschi, inaliamo fitoncidi, particelle di olii essenziali rilasciate dagli alberi, che innescano un processo biochimico di contrasto alle infezioni e di stimolo al sistema immunitario.
Le sei regole del bagno nella foresta
Lo shinrin yoku, o bagno nella foresta, è una pratica antica, ma per eseguirla correttamente – ovunque voi siate – bisogna partire col piede giusto e rispettare alcune semplici regole. 1) Lasciate a casa qualsiasi device elettronico che vi possa distrarre: se il vostro corpo è nella foresta anche la vostra mente deve essere lì. Come dice un antico precetto dello Zen: “vivi qui e ora”. 2) Camminate senza dover raggiungere per forza una meta, lo scopo del bagno nella foresta non è raggiungere un luogo fisico, è entrare in voi stessi. 3) Lasciatevi ispirare da ciò che incontrate seguendo i vostri sensi e il vostro istinto. Gustate i colori, i profumi, la quiete del cammino, i piccoli abitanti del bosco. 4) Se siete con altre persone concordate di restare in silenzio per un po’. Dopo, ci sarà tempo per parlare. 5) Praticate la consapevolezza: se avete un fardello emotivo, decidete di lasciarlo a casa e di affrontarlo dopo questa pausa rigenerante. 6) Fermatevi tutte le volte che vi va, guardatevi in giro, respirate. Fatevi un regalo: la lentezza.
Il Giappone è un Paese di montagne e foreste maestose, che contengono i luoghi santi di varie correnti religiose: dal Monte Fuji, sacro allo shintoismo, al Monte Koya ,sacro al buddhismo tantrico Shingon, dall’Eiheiji, che è il Vaticano del buddhismo Zen Soto, agli affascinanti pellegrinaggi nelle foreste come il Kumano Kodo, sull’isola di Honshu, o il Giro degli 88 Templi, sull’isola di Shikoku. E si potrebbe continuare con questo elenco di luoghi perfetti per il Bagno nella Foresta.
Portare la natura in casa
Ma se si abita in città e non si hanno foreste dietro l’angolo? La soluzione c’è: portare la natura in casa. Può essere un piccolo giardino casalingo: un buon gardening implica anche la cura della propria mente, perché è quasi una meditazione. Non a caso, molti grandi monaci zen furono e sono giardinieri. Un’altra possibile forma di relazione fra benessere e natura è quella dell’Ikebana, l’arte di disporre i fiori in un vaso, rispettando criteri estetici tanto raffinati, quanto complessi. Fino alla miniaturizzazione estrema: quella dei Bonsai, che richiedono attenzione e pazienza. Sono tutte forme di disciplina mentale, che portano a un’armoniosa quiete.
Armonia (Wa) è una parola chiave in tutti gli aspetti della civiltà nipponica. Armonia sociale, armonia fra la persona e l’ambiente, armonia esteriore e interiore. Il messaggio che, i giustamente famosi giardini giapponesi, vogliono comunicare è questo: chi li attraversa deve uscirne cambiato, perché Armonia e Bellezza hanno il grande potere di educare la persona, renderla migliore. (Chi ha visto il Kenroku-En a Kanazawa durante la fioritura primaverile dei ciliegi conosce lo stupore di fronte a tanta armonia e bellezza). Forse fu questo il segreto messaggio del Buddha durante il momento fondativo dello Zen. Secondo la tradizione, infatti, lo Zen nacque un giorno in cui un monaco chiese al Buddha: “Maestro, qual è infine l’essenza del Nirvana?”. Il Buddha avrebbe potuto dare una spiegazione filosofica. Scelse invece di non rispondere a parole bensì facendo il primo gesto Zen. Colse un fiore, lo offrì al monaco, e sorrise.



