Messico: un'avventura d'Oltreoceano - Tucano Viaggi Skip to main content

Da Milano a Città del Messico, passando dalle montagne di Chihuahua, i deserti della Bassa California fino alle rovine maya del Guatemala. Il nuovo libro di Paolo Brovelli ci porta a navigare tra visioni di treni, canyon, missioni, sciamani indigeni e balene

 

Testo di Fausta Filbier

 

La mappa dei destini incrociati-Un’avventura d’Oltreoceano (Cierre edizioni, 2025, 18 euro) è un inno, un tributo, quasi una lettera d’amore di Paolo Brovelli verso il Messico. Viaggiatore, studioso di storia, geografia, geopolitica e di tutto quanto serva per comporre l’affresco del mondo, Brovelli da anni lavora per raccontarlo. Lo fa in veste di accompagnatore turistico esperto di varie macroregioni, e in quella di scrittore, attività che affianca a quella di traduttore da varie lingue. Quella che racconta in questo nuovo libro è un’avventura che trasuda esperienza e vita vissuta. È una storia che gioca con gli affetti, le famiglie, il tempo, le cose che si sistemano e quelle che non si sistemano. In sostanza, vola via benissimo, e si legge bene. Certo, è un librone, ci sono un sacco di curiosità e notizie interessanti, si impara molto. Magari porterà milioni di turisti a Iximché e le vendite del Popol Vuh saliranno!

Incontri con rivoluzionari eterni come Pancho Villa

Insomma, La mappa dei destini incrociati è un libro con diversi piani di lettura. Lo si legge sul risguardo, e lo fa presagire il titolo. Innanzitutto, mi sento di dire che è un romanzo di formazione. Il protagonista, Leo Liberti, nel corso della storia trova, senza cercarlo, come spesso accade, un nuovo cammino, e lo intraprende. Un cammino d’incontri, umano, e un cammino di posti, geografico, che lo porteranno a guardare, a vedere, ad affrontare la vita in maniera diversa. Non ultimo, lo inizieranno al viaggio come grande opportunità formativa e, appunto, di cambiamento, che lo aiuterà a mollare ormeggi ormai logori verso nuovi lidi; figurati, ma anche reali. Il che ci porta a un altro piano di lettura: il libro di viaggio, pieno di storia, di storie e di luoghi. Da Milano, descritta un po’ malinconica e retrò, e un po’ frenetica e futurista, a Città del Messico, perla tra le perle coloniali ispaniche, su, su, fino a luoghi remoti e petrosi dell’America del Nord, tra le montagne di Chihuahua e i deserti della Bassa California. Navigando tra visioni di treni, di canyon, di missioni, incontri con rivoluzionari eterni come Pancho Villa, con sciamani indigeni, e con balene, galeotte verso nuove prospettive amorose. Fino all’epilogo, tra le rovine maya del Guatemala, alla ricerca di un tesoro.

Essere all’altezza delle aspettative

Il viaggio di Leo, che comincia quasi per caso, viene poi – volutamente? – congegnato dal Ventura, personaggio fuori dagli schemi (forse borderline!), le cui considerazioni esistenziali e il cui modo di vivere avranno, a livello subliminale, una presa potente sullo sviluppo della nuova coscienza del protagonista. Ciò avviene passando di situazione in situazione, inseguendo la voce di Ventura che si insinua nell’onda della stessa volontà del protagonista di dimostrare d’essere all’altezza delle sue aspettative. Leo si trova, così, a scavare, pure in modo casuale, nella vita di Ventura in veste, sì, di professionista, ma, ci è parso, anche di improvvisato investigatore di sé stesso, il che lo porterà a costruire una nuova visione del loro rapporto, in cui le vite si intrecciano rivelando vicinanze inaspettate.

Lungo il percorso di Leo, Brovelli usa ad arte espedienti, modi per arricchire il libro e noi stessi… come quello di inserire parti di guide immaginarie (scritte da Ventura, colui che nello svolgersi della vicenda si scoprirà suo mentore), che ci aiutano a orientarci meglio in mondi più o meno noti. O il manoscritto cinquecentesco, curioso libro nel libro, nonché scusa per raccontare il ruolo di personaggi trascurati dalla storiografia ufficiale, cioè i neri africani partiti al seguito dei conquistadores, vite dimenticate che l’autore ha cercato, qui, di ricordare, insieme a episodi storici meno noti.

Per questo, pur in una forma del tutto nuova, vedo questo libro in sintonia – in fondo – con tutti i suoi libri precedenti, nei quali, peraltro, non ha mai smesso di sperimentare.

La mappa dei destini incrociati

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Fausta Filbier

Fausta Filbier, nata a Roma, con radici che si intrecciano tra le montagne del Tirolo, le coste bretoni e il sole di Napoli, porta nel cuore un mosaico di terre e culture. Cresciuta a Trento, ha...