Come si diventa uomini - Tucano Viaggi Skip to main content

Tra villaggi, riti e paesaggi della Valle dell’Omo, sopravvivono tradizioni uniche e spesso estreme. Come il “salto del toro” degli Hamer, che segna il passaggio più crudo e spettacolare verso l’età adulta.

 

Testo di Nicola Pagano

 

Dimentichiamo le storie millenarie dell’impero etiope, le chiese rupestri di Lalibela, i castelli di Gondar, le stele di Axum, le imprese leggendarie degli imperatori di stirpe salomonica e la vibrante capitale Addis Abeba. L’Etiopia meridionale è tutta un’altra cosa. Il territorio si trasforma gradualmente: la strada che scende dagli altopiani centrali si insinua nell’immensa Rift Valley e una serie di laghi dalle caratteristiche uniche ne delineano il percorso.

La Storia qui si dissolve. Nessun esercito imperiale si addentrava in queste zone remote, abitate da popolazioni nomadi e considerate selvagge. Niente città, niente ricchezze da saccheggiare e credenze pagane lontane anni luce dalla Chiesa ortodossa. Il sud dell’Etiopia è stato per millenni un crocevia culturale, dove i popoli cuscitici, nilotici, omotici e semitici si sono incontrati durante le loro migrazioni. Ha mantenuto caratteristiche antropologiche uniche proprio per la quasi totale assenza, fino a poche decine di anni fa, di istituzioni e controllo statale.

La cittadina dei Rasta

In questa regione, che non a caso si chiama Southern Nations and Nationalities, si parlano più della metà delle circa 80 lingue diffuse nel Paese. Decine di popolazioni estremamente eterogenee abitano qui e presentano caratteristiche uniche di adattamento al territorio e alle risorse.

Il primo gruppo lo si incontra a Shashamane, lungo la strada principale. Sono i rastafariani, immigrati dai Caraibi e dal resto del mondo per devozione all’ultimo imperatore Hailé Selassié e alla Terra Promessa. Con i dreadlocks raccolti a mo’ di turbante, i Rasta si aggirano nel quartiere tra le bandiere verde, giallo e rosso con il Leone di Giuda, predicando pace, amore e speranza.

I Dorze sono arroccati sulle montagne lussureggianti vicino a Chencha. Coltivano l’enset (il “falso banano”) su piccoli terrazzamenti strappati alla foresta e lo utilizzano praticamente per tutto. Le gigantesche capanne a forma di elefante sono una delle loro caratteristiche più evidenti. Da quassù, il Lago Chamo, famoso per i suoi coccodrilli, brilla sul fondo della Rift Valley.

All’imbocco della Valle dell’Omo, sui contrafforti montuosi che circondano Konso, vive un popolo di straordinari architetti: costruiscono villaggi fortificati e labirintici con muri a secco. I Konso hanno sviluppato un culto degli antenati che si manifesta nei wagas, sculture antropomorfe disseminate nel territorio. C’è anche la grande “capanna degli uomini”, rialzata da terra, dove si svolge il rito della circoncisione degli adolescenti.

Il salto nell’età adulta

Le cerimonie di passaggio sono un momento fondamentale in queste società. Drammatizzano la sacralità del cambiamento, sia per i maschi che per le femmine, e diventano occasioni di incontro e affermazione identitaria.

La più impressionante è quella praticata dagli Hamer, nei dintorni di Turmi. I preparativi iniziano all’alba: il tintinnio delle cavigliere e il suono delle trombette metalliche annunciano la cerimonia. In disparte i maz (uomini che hanno già superato il rituale) si dipingono il corpo e si armano di fruste vegetali.

Le donne, con le tipiche acconciature ricoperte di argilla rossa, offrono birra di miglio. Poi iniziano a provocare i maz, che rispondono frustandole, lasciando cicatrici profonde: un gesto doloroso ma carico di significato, che testimonia il legame con l’iniziando.

Nel frattempo, una fila di tori viene radunata. All’improvviso compare il ragazzo, completamente nudo: salta sul dorso degli animali e li attraversa correndo. Deve farlo più volte senza cadere. Solo allora la cerimonia si conclude tra grida e festeggiamenti: è diventato un uomo.

Gli Hamer convivono con molte altre popolazioni dai costumi sorprendenti. I Mursi e i Surma combattono con bastoni nel Donga, mentre le donne portano grandi piattelli labiali. Gli Arbore hanno il capo rasato, i Galeb e i Karo si distinguono per elaborate decorazioni corporee.

Tradizioni secolari che lentamente si trasformano, adattandosi al presente, ma che continuano a definire l’identità profonda di questo straordinario mosaico umano che è la Valle dell’Omo.

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Nicola Pagano

Nicola Pagano, antropologo, alpinista e musicista trentino con la passione per il mondo ed i suoi popoli. Terminata l’università è in Australia per apprendere l’uso dello strumento a fiato...