Edjenghi, lo spirito della foresta - Tucano Viaggi Skip to main content

Nel sud del Camerun, nella foresta equatoriale, vive il popolo Baka, custode di un legame antico con la natura. Riti e cerimonie ne rivelano il cuore sacro e misterioso.

 

Testo di Nicola Pagano

 

L’incontro con Tininty è del tutto casuale: stipati in un taxi collettivo lanciato a tutta velocità, sediamo fianco a fianco, senza pensare a cosa ci attenda dietro la prossima curva. È un uomo senza età, magro e forte, di bassa statura e dai lineamenti che rivelano la sua origine per metà pigmea e per metà bantù.

Allontanandosi da Kribi, villaggio di pescatori alla foce del fiume Lobé, le spiagge orlate di palme lasciano spazio alle infinite piantagioni di banane e caucciù e poi alla periferia-ghetto di Yaoundé.

Tininty racconta del suo villaggio natale, Ngatto, nella foresta a est. Parla di un mondo fresco e ombroso, dove la luce filtra tra le cime di alberi maestosi. L’amore per la giungla è istintivo: la madre pigmea gli ha trasmesso lingua, canti e usanze dei Baka, mentre il padre bantù lo ha introdotto alla vita dei Mpon-mpon, abitanti dei villaggi ai margini della foresta. Due culture diverse, oggi sempre più intrecciate.

Gli antenati dei pigmei

Il pensiero corre alle antiche spedizioni egizie: nella tomba del faraone Neferkara è conservato il racconto di Herkhuf, esploratore che descrisse un “popolo degli alberi”, piccolo e danzante. È suggestivo pensare che fossero gli antenati dei pigmei, già allora custodi della foresta.

Dopo Abong-Mbang, l’asfalto lascia spazio alla pista. La terra è rossa, il verde onnipresente. Nei villaggi bantù si essiccano arachidi e manioca, mentre sulle forche è esposta la selvaggina: varani, scimmie, porcospini, antilopi. Le donne trasportano makabo sulle spalle, i caschi di platani sulla testa.

Per raggiungere Ngatto si seguono piste aperte dalle compagnie di disboscamento: ferite profonde nella foresta. Poi, si prosegue a piedi. L’impatto è totale: la foresta avvolge, soffoca e libera. I tronchi di mogano e tek sono immensi. Dopo paludi e salite, appare il villaggio.

La sera si festeggia. Il vino di rafia (zam) scorre, le danze imitano gli animali. Le donne intonano cori polifonici, che si diffondono tra gli alberi: un suono puro, quasi sacro.

All’alba si riparte verso il villaggio di Messiah, dove si terrà la cerimonia di Edjenghi, spirito della foresta. Il cammino è duro, tra guadi, salite e formiche brulicanti. Lungo il percorso si controllano le trappole: una piccola antilope e un gatto selvatico vengono affumicati e trasportati avvolti in foglie.

Messiah appare come una visione: capanne a igloo (enkulu) disposte attorno a una radura. L’attesa è palpabile. Donne e bambini preparano gonnellini di foglie, i tamburi risuonano.

Il culmine della danza

Edjenghi è il più potente spirito della foresta, custode della conoscenza Baka. Solo i capi spirituali possono evocarlo. Possono passare anni senza che si manifesti, ma questa sera è presente.

All’improvviso, dal buio, appare: una figura coperta di foglie e fibre, vorticosa, inafferrabile. Si muove con velocità sovrumana, ora altissima, ora strisciante. Gli iniziati ridono e danzano senza paura. I bambini fuggono. Le donne, con canti acuti e polifonici, sembrano guidare lo spirito.

Osservo ipnotizzato. Le foglie frusciano, il ritmo cresce. Edjenghi raggiunge il culmine della sua danza, tra salti e torsioni. Il tempo sembra dissolversi. E tra tutti i suoni della foresta, il più gioioso resta quello delle voci dei Baka, che cantano il loro mondo: un mondo che dà tutto ciò di cui hanno bisogno. La loro libertà è la foresta.

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Nicola Pagano

Nicola Pagano, antropologo, alpinista e musicista trentino con la passione per il mondo ed i suoi popoli. Terminata l’università è in Australia per apprendere l’uso dello strumento a fiato...