Erotismo tra sacro e profano - Tucano Viaggi Skip to main content

Secondo alcuni ricercatori gli antichi culti tantrici non sono scomparsi del tutto. I loro insegnamenti hanno continuato a trasmettersi nel corso dei secoli grazie a una segreta catena esoterica

 

Testo di Piero Verni

 

Nell’India classica, in modo particolare tra il 500 e il 1000 d.C., la sessualità veniva considerata una componente fondamentale dell’esperienza di un individuo. Infatti l’universo sociale era concepito dagli indù come una struttura coerente articolata in tre diversi “momenti”: il Dharma, l’Artha e il Kama. Momenti diversi ma tutti egualmente necessari: il Dharma rappresentava la sfera religiosa; l’Artha la vita pubblica; il Kama l’erotismo. Nessuno di questi tre aspetti dell’esistenza doveva prevaricarne un altro ma si riteneva che una vita armoniosa potesse svilupparsi solo all’interno del loro reciproco equilibrio. Il più importante testo che affrontava il tema della sessualità era il Kama-sutra, un antico trattato (scritto probabilmente dal saggio Vatsyayana in un periodo compreso tra il I e il VI secolo) in cui l’erotismo è inteso quasi alla stregua di una scienza, tanto dettagliate sono le descrizioni contenute in quest’opera che illustra le pratiche erotiche in ogni loro possibile articolazione. L’idea che attraversa le pagine del Kama-sutra è quella di offrire al lettore, donna o uomo che sia, uno strumento prezioso per poter trarre il massimo beneficio dalla sua esperienza amorosa. Al mondo indiano di quell’epoca era del tutto chiaro quanto fosse importante per la famiglia e per l’intera società che i coniugi potessero godere di una sessualità sana ed appagante. Ben sessantaquattro “figurazioni” erotiche sono descritte e raffigurate nel Kama-sutra, dal momento che l’autore riteneva che ci fossero otto diversi modi per fare l’amore e ognuno di essi potesse avere otto differenti posizioni. Quindi, lungi dal ritenere il sesso un peccato e una vergogna, il libro affronta la dimensione erotica come una naturale componente dell’esistenza da cui trarre appagamento e benessere, elementi indispensabili per poter avere una vita armoniosa e felice.   

Se il mondo laico indiano celebrava con questa pienezza l’erotismo, quello religioso ne aveva fatto addirittura uno strumento di ascesi e liberazione interiore. Ai praticanti che dovevano essere iniziati al Rituale Segreto dei Tantra, che comprendeva rapporti sessuali sia di coppia sia di gruppo, era richiesta una profonda esperienza erotica. È importante sottolineare che non si trattava di baccanali profani bensì di una sorta di erotismo divinizzato al cui interno l’Eros rappresentava una componente essenziale dell’esperienza del Sacro. Si usavano le più profonde energie della materia, quelle sessuali appunto, per giungere alla liberazione interiore, a quello stato mistico in cui gli opposti si fondono nella superiore esperienza dell’Unità assoluta. 

La cultura indù di quei tempi, nutrita di principi erotici non banditi e ancora meno soffocati, sfociò in una sensualità artistica che forse non conosce uguali al mondo. I capolavori che videro la luce in India nel periodo compreso tra l’ottavo e il dodicesimo secolo, sono il prodotto della vera e autentica arte indiana, completamente autonomi poiché sono ancora del tutto privi di contaminazioni dell’arte musulmana di derivazione persiana o araba. Quindi non soltanto negli scritti vivono i grandi principi dell’esperienza religiosa indiana ma anche nella pietra, dove maggiormente è testimoniato lo sforzo dell’uomo per piegare alle sue esigenze la materia che lo circonda. Il Tantrismo, affermando che l’immagine non è altro che un segno manifesto dell’inconoscibile per condurre il fedele alla meditazione, si sentì profondamente coinvolto nella ricerca della perfezione artistica. Nei grandi complessi di Bhubhaneshvar, Konarak e Khajuraho, le mille e mille coppie di amanti che ornano le pareti dei templi anelano all’unità liberatrice ed al medesimo tempo rappresentano il paradigma dell’Unione primordiale del Dio e della Dea, del Creatore e della Potenza Creatice. Dalle coppie e dai gruppi stretti nell’abbraccio amoroso ed erotico, si sprigiona la forza vitale che genera e mantiene in vita l’universo. Gli incontri sessuali degli innumerevoli esseri che compongono il mondo, elevano la mente dell’Essere Assoluto che li comprende tutti in sé. La sensualità e la spirituale voluttà dei rilievi, la conoscenza dei più profondi segreti del gioco erotico, l’espressione delle più intime esperienze dell’organismo vivente e dei misteri del processo vitale sono forse la più chiara espressione della cultura e della religione dell’India classica.  Senza nulla togliere alla bellezza dei templi dell’Orissa, è però nel complesso degli edifici sacri di Khajuraho che si trova il cuore di quel mondo e di quell’epoca. Degli oltre ottanta templi originari, tutti costruiti tra il decimo e l’undicesimo secolo, oggi ne rimangono circa una trentina in buone condizioni. Lo spettacolo offerto da questi capolavori dell’erotica mistica è veramente affascinante e fantasmagorico. Quasi tutti raccolti attorno al maggiore, gli edifici di Khajuraho affidano a guglie, fregi e decorazioni (un insieme folle e lineare al medesimo tempo) la raffigurazione di scene erotiche e posizioni sessuali tutte estremamente realistiche ma pervase anche di dolcezza e poesia. Le posizioni sono anche più complesse e sofisticate di quelle dei templi dell’Orissa. Sovente le coppie devono ricorrere a degli aiutanti per poter praticare i loro complicati rituali ed alla pietra è affidato il compito di mostrare come la sessualità quotidiana praticata in tutte le sue forme sia solo l’indispensabile premessa che l’uomo e la donna hanno di fronte nel cammino che conduce alla realizzazione della dimensione divina raggiungibile tramite un erotismo sacralizzato dall’esperienza iniziatica. 

E oggi? Nell’India contemporanea che il viaggiatore incontra nelle sue peregrinazioni, quanto rimane di quell’antica temperie? 

 

 

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Piero Verni

Piero Verni, giornalista, scrittore, documentarista, è un profondo conoscitore della civiltà tibetana e delle culture indo-himalayane, a cui ha dedicato numerosi reportages, libri e documentari. È...