Guatemala, gli inventori dello zero - Tucano Viaggi Skip to main content

Ma anche delle fasi lunari e dell’anno diviso in 365 giorni. Un viaggio lungo la Carrettera Interamericana, alla scoperta dell’universo maya. In villaggi e città dove rivivono tradizioni ancestrali di una cultura millenaria

 

Testo di Aldo Pavan

 

Antigua dorme o meglio sonnecchia. Nel suo splendore antico se ne sta adagiata nel grembo di tre vulcani, tre sentinelle che la guardano dall’alto: Fuego, Agua e Acatena. A 1.600 metri di altitudine, è stata la prima capitale dell’America Centrale dei conquistadores spagnoli. Ora sonnecchia, le orecchie sempre aperte, attenta alle prime vibrazioni del terreno, al terremoto che le tre sentinelle possono scatenare da un momento all’altro. È stata ricostruita innumerevoli volte, sempre più bella di prima, con quello stile barocco che qui si è sposato con gli stilemi amerindi degli indios, i quiché, che appartengono alla grande famiglia dei popoli maya. Il terremoto, a sentire gli abitanti di Antigua, non è altro che il risveglio dello spirito autoctono che cova sotto i sontuosi palazzi. Uno spirito ribelle che in questa terra risorge a ogni piè sospinto. A poco sembra valere oggi la conquista dell’attuale Guatemala ad opera di Pedro de Alvarado nel 1524. Quello spirito indomito dei Maya si propaga oggi in tutto il paese. È un fremito che scuote città e villaggi. Rivivono ancestrali tradizioni di una cultura millenaria. I Maya sembrano essere più vivi che mai.   

Il viaggio in queste terre alte parte da Antigua. Si segue una rotta che spesso è segnata dai coni dei vulcani e si entra sotto la pelle di questo paese. Si arriva fino al confine con il Messico. I Maya ci hanno lasciato la scrittura glifica, basata sui simboli pittorici e fonetici, la scoperta matematica dello zero, la definizione dell’anno solare in 365 giorni e delle fasi lunari. Gli stivali dei conquistadores non sono riusciti a cancellare tutto questo. La popolazione maya oggi rappresenta il 40 per cento circa degli abitanti del Guatemala e conserva tutt’ora l’antica struttura sociale, le lingue indigene (22 in totale) e il calendario segnato da feste pagane.  

Il vento che ricorda la morte dei due amanti 

Attraversare il Guatemala non è solo un viaggio nella memoria, ma una immersione totale nella vita dei Maya di oggi. La Carrettera Interamericana, tortuosa come un serpente, indica la strada verso ovest inseguendo l’andamento di canyon e montagne. Dopo Antigua e Sololà si scende verso lo specchio del lago Atitlan. Custodito da due vulcani, è una perla di acqua azzurra sulle cui rive si affaccia una corona di villaggi maya. Le donne tessono variopinti tessuti dove il blu fa la parte del leone. Blu del cielo, delle acque e delle stoffe. Un’assonanza cromatica che incanta. Come le leggende maya che lambiscono le acque del lago: il forte vento, che nel pomeriggio alza grandi onde, lo “xocomil”, ricorda così la drammatica morte di due amanti. Un presagio funesto per i pescatori che non hanno fatto rientro in tempo: per loro, la morte si avvicina.
Nella piazza di Santiago Atitlan si erge, severa, la chiesa francescana più antica del Continente. Al centro del pavimento si apre un grande buco che, secondo gli abitanti maya, rappresenta il centro del mondo. Un abisso nel quale sono state fuse le credenze preispaniche con la religione cattolica dei nemici spagnoli. A volte, l’esoterismo trova assonanze nel Vangelo e la magia si nutre del culto dei Santi. Preghiere, processioni e danze sono riti collettivi, durante i quali riemerge la più vera anima maya.
 

I mercati sull’altopiano

A Chichicastenango, la chiesa è un luogo sacro dove il profumo dell’incenso avvolge di un’aura prodigiosa le preghiere dei fedeli, mentre le donne con grandi aspersori corrono avanti e indietro lungo la navata centrale. Fuori, fin sui gradini della chiesa, si sparge il mercato come un liquido che tutto ricopre. Qui, in questo grande cuore commerciale che si dice sia il più importante del Paese, si riversano gli indios che arrivano dai monti. Carichi di stoffe e di mille altri oggetti, che un incredibile lavoro di artigianato ha salvato dall’oblio. 

Lo stesso spettacolo di mercati chiese e preghiere, si ripete in decine di villaggi che, come un rosario, si srotolano lungo tutto l’altopiano maya. I loro nomi sono Nahaulà, Salcaja, San Andres Xecul, Tetonicapan, Zunil. Fino alla cittadina di Quetzaltenango.
Ma la sorpresa è lungo la catena montuosa Cuchumatanes dove resiste, ancora intatta, un’isola di cultura maya i cui abitanti hanno lottato per secoli contro spagnoli e dittatori. Protetto dall’isolamento, Todos Santos è un villaggio fuori dal tempo, dove il tripudio di colori degli abiti, i severi tratti somatici degli indios e i loro sguardi impenetrabili testimoniano che la civiltà maya non è mai tramontata. Arrivare fino a qui, significa tornare indietro nei secoli e aprire le porte di un mondo segreto e affascinante.      

 

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Aldo Pavan

Giornalista, fotografo e videomaker. Da più di trent’anni realizza reportage fotografici. Ha visitato per lavoro più 135 nazioni nei cinque continenti pubblicando libri, guide, articoli e servizi...