Il Paradiso di Rimini rinasce dopo anni di abbandono come Casa Paradiso Art Gallery, spazio dedicato ad arte, cultura ed eventi internazionali. Un progetto che trasforma un’icona della nightlife in un polo creativo immerso nel verde del colle di Covignano.
Testo di Fausta Filbier
Ci sono luoghi che, più che semplici edifici, diventano una specie di colonna sonora della vita. Il Paradiso di Rimini per me è uno di questi.
La prima volta che ci misi piede era ancora un mondo sospeso tra eleganza e promessa. Era nato nel 1957, quando Tina Mirti Fabbri ebbe l’idea di trasformare una splendida villa sul colle di Covignano in un locale da ballo. All’inizio era un ritrovo raffinato, frequentato dalla Rimini “bene”, con musica dal vivo e serate che avevano il sapore di un’altra epoca, più lenta e più curata.
Poi arrivarono gli anni Settanta e Ottanta, e con Gianni Fabbri il Paradiso cambiò pelle. Non era più solo un locale: diventò un simbolo. Un tempio del divertimento, certo, ma anche un luogo dove si incrociavano mondi diversi. Personaggi dello spettacolo, imprenditori, politici, volti noti e meno noti che però avevano tutti qualcosa in comune: la voglia di esserci. Dentro c’era una pista centrale sempre viva, le cubiste, il dj, e attorno spazi per parlare, bere, osservare. Era un teatro sociale prima ancora che una discoteca.
Ricordo ancora quella sensazione quando entravi. Le luci, la musica che ti prendeva allo stomaco, il giardino immenso che sembrava non finire mai. Io ci andavo a trascorrere serate che oggi, a distanza di anni, mi sembrano quasi sospese nel tempo. E posso dirlo senza esagerare: ho ricordi bellissimi. Non era solo ballare, era sentirsi dentro qualcosa di più grande, come se ogni notte avesse un significato diverso dalla precedente.
Il Paradiso, in quegli anni, era anche un piccolo mondo perfettamente costruito. Il piano terra con la pista e i bar, il piano superiore più raccolto, quasi esclusivo, con il ristorante e una vista che abbracciava tutta la costa romagnola. Ogni dettaglio sembrava pensato per dare l’idea di un lusso leggero, mai ostentato ma sempre presente. Era un equilibrio raro tra spettacolo e intimità.
Poi le epoche cambiano, e anche i luoghi simbolo iniziano a scricchiolare. Nel 2001 la gestione passò ai fratelli Buffagni, che provarono ad aprire il Paradiso a un pubblico più giovane. Un tentativo che per qualche anno funzionò, ma il tempo stava ormai andando in un’altra direzione. Nel 2006 arrivò la chiusura, seguita da anni di progetti falliti, rilanci mancati, tentativi di riportarlo alla vita. Fino all’abbandono, quello vero, quando il silenzio ha preso il posto della musica e gli spazi un tempo pieni hanno cominciato a svuotarsi.
Vederlo così, spento, è stato come guardare un pezzo di memoria collettiva sbiadire lentamente. Eppure, il Paradiso non ha mai smesso del tutto di esistere, almeno nella testa di chi lo aveva vissuto.
Negli ultimi anni è arrivato un nuovo progetto, ambizioso: trasformarlo in uno spazio per l’arte, la cultura, gli eventi. Un cambiamento radicale, quasi una rinascita. Il vecchio edificio è stato demolito e al suo posto è nato un complesso moderno, immerso nel verde, pensato per ospitare mostre, spettacoli, incontri, grandi eventi. Il nome è rimasto, ma con un’aggiunta che segna il cambio di epoca: Casa Paradiso Art Gallery.
Casa Paradiso Art Gallery – Vista del piano terra
Copyright / Crediti foto di questa pagina: © Casa Paradiso Art Gallery
Oggi la sua nuova vita dovrebbe iniziare tra ottobre e novembre 2026. Una struttura grande, polifunzionale, capace di accogliere centinaia di persone, dove l’idea è quella di trasformare un luogo della notte in un luogo della creatività e dell’arte. Il progetto porta la firma della società Filo Srl, che ha curato l’intervento di riqualificazione puntando su un’architettura contemporanea, essenziale e immersa nel paesaggio del colle di Covignano, con materiali naturali come pietra e legno e una forte attenzione alla sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è quello di fare di Casa Paradiso Art Gallery non solo uno spazio espositivo, ma un contenitore vivo: mostre, installazioni, sfilate, performance e grandi eventi, in dialogo con linguaggi artistici diversi e con un respiro anche internazionale.
E, mentre tutto questo prende forma, a me resta addosso una doppia sensazione. Da una parte la curiosità per ciò che diventerà, dall’altra una sorta di nostalgia gentile per ciò che è stato. Per quelle serate in cui si entrava senza sapere bene cosa sarebbe successo e si usciva con la sensazione di aver attraversato un piccolo mondo parallelo.
Forse è questo il destino dei luoghi davvero importanti: non sparire mai del tutto, ma cambiare pelle, continuando a vivere dentro le storie di chi li ha abitati.




