Apre a Washington D.C. il nuovo National Geographic Museum of Exploration: dove la curiosità diventa un viaggio
Testo di Fausta Filbier
C’è un filo giallo che da quasi centoquarant’anni accompagna milioni di lettori alla scoperta del Pianeta. È quello della cornice inconfondibile di National Geographic, simbolo di spedizioni leggendarie, fotografie entrate nella storia e racconti che hanno cambiato il nostro modo di guardare il mondo. Da oggi quel filo conduce anche in un luogo fisico. A Washington, D.C., ha aperto il nuovo National Geographic Museum of Exploration, che invita il pubblico a vivere in prima persona lo spirito dell’esplorazione.
Inaugurato il 26 giugno all’interno dello storico campus della National Geographic Society, il museo rappresenta uno dei più importanti progetti culturali degli ultimi anni nella capitale americana. Dopo un intervento di riqualificazione da oltre 300 milioni di dollari la sede, fondata nel 1888, si trasforma in uno spazio di circa 9.300 metri quadrati dove fotografia, scienza, tecnologia e ricerca si fondono in un percorso esperienziale pensato per tutte le età. Più che raccontare la storia della National Geographic Society, il museo accompagna i visitatori dietro le quinte delle spedizioni, tra strumenti di ricerca, reperti, immagini iconiche e installazioni multimediali, facendo emergere quella curiosità che da oltre un secolo ispira la sua missione: esplorare, raccontare e contribuire alla tutela delle meraviglie del Pianeta.
L’esperienza comincia già dall’ingresso. Il celebre riquadro giallo, icona del marchio National Geographic, diventa un grande portale che introduce a un edificio luminoso, costruito secondo criteri di sostenibilità. Schermi monumentali proiettano immagini spettacolari provenienti da ogni continente, mentre installazioni interattive e ambienti immersivi trasformano la visita in un viaggio infinito.
Tra le sezioni più affascinanti c’è The Archives, un autentico dietro le quinte del giornalismo e della fotografia. Qui, il visitatore segue l’intero percorso di un reportage: dall’assegnazione dell’incarico sul campo fino all’impaginazione finale della rivista. Oltre trecento materiali originali – fotografie, filmati, registrazioni audio, mappe, taccuini e strumenti utilizzati durante le spedizioni – raccontano come nasce una storia destinata a fare il giro del mondo. Una camera oscura permette inoltre di riscoprire il fascino della fotografia analogica.
Imperdibile anche la Magazine Gallery, che raccoglie tutte le copertine pubblicate da National Geographic a partire dal primo numero del 1888. Migliaia di immagini ripercorrono oltre un secolo di esplorazioni, scoperte scientifiche e grandi reportage, mostrando come sia cambiato il nostro sguardo sul Mondo.
La fotografia occupa naturalmente un ruolo centrale. La mostra “In Focus: Photographs of National Geographic” riunisce alcuni degli scatti più celebri pubblicati dalla rivista. Tra questi, le immagini pionieristiche di George Shiras, autore delle prime fotografie naturalistiche realizzate di notte, e il lavoro della fotografa Ami Vitale dedicato a Sudan, l’ultimo maschio di rinoceronte bianco settentrionale, morto nel 2018 in Kenya, diventato simbolo mondiale della lotta contro l’estinzione delle specie e il bracconaggio.
Emozionante è anche Photo Ark, il grande progetto del fotografo Joel Sartore. Da oltre vent’anni documenta la straordinaria varietà della fauna terrestre ritraendo gli animali ospitati in zoo, acquari, santuari e centri di recupero di tutto il mondo. Oltre 17 mila specie sono già state fotografate su sfondi bianchi o neri, senza differenze di dimensione o importanza: un piccolo anfibio riceve la stessa attenzione di un elefante, ricordando che ogni forma di vita merita di essere conosciuta e protetta.
Il viaggio prosegue nella Rolex Explorers Landing, il cuore simbolico del museo. Qui prendono vita le storie degli oltre 6.000 esploratori sostenuti dalla National Geographic Society in più di 140 Paesi. Reperti originali, mezzi di spedizione, strumenti scientifici, archivi digitali e testimonianze raccontano come nasce una ricerca sul campo e quale impatto possa avere sulla conoscenza del pianeta.
Tra i protagonisti, compaiono figure leggendarie come Jane Goodall accanto a ricercatori contemporanei impegnati nello studio di oceani, ghiacciai, foreste tropicali, culture indigene e fauna selvatica. Una sezione intitolata Spark racconta proprio quel momento decisivo in cui una semplice curiosità diventa la scintilla capace di cambiare una vita e trasformarsi in una missione scientifica.
In un’epoca in cui gran parte del Pianeta sembra ormai essere stata fotografata e mappata, il nuovo National Geographic Museum of Exploration ricorda che esplorare significa soprattutto continuare a farsi domande. È un invito a coltivare la curiosità, a guardare oltre l’orizzonte e a riscoprire quella meraviglia che troppo spesso l’età adulta rischia di mettere da parte.
Per informazioni: moe.nationalgeographic.org/
Immagine di copertina: The immersive nighttime experience ‘Wonders of Our World: Ocean’ at the National Geographic Museum of Exploration. Credit: Moment Factory



