La Tenda Rossa - Tucano Viaggi Skip to main content

Maggio 1928. Un dirigibile, l’Italia, una spedizione scientifica al Polo Nord, guidata da Umberto Nobile, una perturbazione imprevista, uno sfortunato incidente e la lotta per la sopravvivenza dei superstiti, aggrappati alla vita nella loro tenda, ultimo avamposto umano tra le distese di ghiaccio. E oggi, quella tenda, si può vedere a Milano, al Museo della Scienza e della Tecnologia…

 

Testo di Willy Fassio

 

L’idea di scrivere questo articolo per ricordare i naufraghi della Tenda Rossa mi venne quando, durante un viaggio a San Pietroburgo, ebbi l’occasione di visitare il rompighiaccio russo Krassin ormeggiato sulla Neva e adibito a museo, che fu protagonista, nel 1928, del salvataggio dei naufraghi del dirigibile Italia. Visitandone l’interno, prendeva vita e forma nella mia mente la figura del professor Samoilovich, amico di Umberto Nobile, nonché coordinatore dei soccorsi. Salendo a prua, mi sono immaginato Samoilovich che, con il suo cannocchiale, scrutava le nebbie dell’Artico alla ricerca di un qualche segno dei superstiti dell’Italia, mentre la nave, con la forza dei suoi motori, fendeva la banchisa aprendosi faticosamente un varco.

Progettista e costruttore di aeronavi, l’ingegnere Umberto Nobile riuscì, con il dirigibile Norge, a sorvolare il Polo Nord e l’intero bacino artico, dalle Svalbard all’Alaska. Era l’11 maggio 1926. Due anni dopo, decise di ritentare l’impresa con il dirigibile Italia. Il 23 maggio del 1928, alle 4.28 del mattino, l’Italia si alzava in volo dalla Baia del Re, nei pressi di Ny Alesund, alle isole Svalbard, con 16 uomini a bordo. Malgrado una violenta perturbazione, raggiunse il Polo Nord nella notte fra il 23 e il 24 maggio. Il forte vento ne impedì la discesa sui ghiacci e ne modificò la rotta rallentandone il ritorno, e la struttura si era appesantita a causa del ghiaccio. Alle 10.27 l’ultima comunicazione. L’Italia incominciò a perdere rapidamente quota e, pochi minuti dopo, si schiantava sul pack a un centinaio di chilometri dalle isole Svalbard. Nobile con altri nove componenti dell’equipaggio veniva scaraventato sulla distesa ghiacciata, il motorista moriva cadendo, Nobile e il capotecnico Cecioni accusarono fratture agli arti.Nell’urto tremendo l’involucro portante, alleggerito, si risollevava trascinato lontano dalla bufera e scompariva portando con sé gli altri sei aeronauti, che non furono mai più ritrovati.

Durante lo schianto molte delle attrezzature che erano a bordo si sparsero un po’ ovunque sui ghiacci e, fra questi, la radio Ondina 33, dono personale di Guglielmo Marconi a Nobile, e una tenda che doveva servire per misurazioni e ricerche glaciologiche. Nella spedizione erano infatti anche presenti tre scienziati di fama: Aldo Pontremoli, fondatore del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, lo svedese Finn Malmgren, geofisico e meteorologo, e il cecoslovacco Frantisek Behounek. In un primo tempo, i superstiti non si persero d’animo, recuperarono i materiali e si organizzarono per resistere. Con la tenda, realizzarono un ricovero di fortuna dipingendola di rosso con dell’anilina, per facilitarne la localizzazione nel candore del pack. Divenne così la leggendaria Tenda Rossa In questa tragedia la radio da campo divenne un’ancora di salvezza. Il marconista Biagi si preoccupò immediatamente di metterla in funzione e rizzò un’antenna con mezzi di fortuna. Ma i suoi angosciati S.O.S. rimanevano senza risposta. La resistenza fisica e morale dei prigionieri del pack alla deriva fu messa a dura prova e spinse una parte del gruppo (Malmgren, Mariano e Zappi) a tentare una marcia disperata per raggiungere la base di partenza in cerca di soccorso.

La notizia del naufragio del dirigibile Italia, nel frattempo, si era diffusa in tutto il mondo e per salvare i sopravvissuti si mobilitarono esploratori, piloti, marinai e telegrafisti di ogni nazionalità. In questa operazione di soccorso non possiamo dimenticare Roald Amundsen, compagno di Nobile durante la trasvolata del Norge, che scomparve proprio durante le ricerche a bordo del suo Latham-47. Non possiamo neppure dimenticare la marcia durissima sul pack del capitano degli alpini Gennaro Sora a cui venne affidato il compito di ritrovare Mariano, Zappi e Malmgren. La disperazione stava per travolgere i naufraghi quando, la sera del 3 giugno, un radioamatore russo intercettò un frammento di messaggio dal quale risultava che gli uomini del dirigibile Italia erano ancora vivi e dispersi sul pack artico. L’opera di soccorso fu difficile e lenta. Fra inenarrabili patimenti, la drammatica avventura nel gelido clima polare ebbe fine dopo 48 giorni quando, il 12 luglio, la nave rompighiaccio Krassin riuscì a trarre in salvo due dei componenti che si erano avventurati a piedi alla ricerca di soccorsi (Finn Malmgren non ce la farà), e il gruppo che era rimasto alla Tenda Rossa. Nobile, nonostante le sue resistenze, venne portato in salvo per primo il 23 giugno dal pilota svedese Lundborg che, potendo portare alla base una sola persona, gli impose di salire sul suo Fokker 31, motivando l’ordine con il fatto che da terra Nobile avrebbe potuto meglio di qualunque altro coordinare i soccorsi.

Nei giorni successivi, tutti i tentativi di salvataggio furono ostacolati dalle condizioni climatiche e lo stesso Lundborg, tornando alla Tenda Rossa, si ribaltò in fase di atterraggio e rimase prigioniero dei ghiacci. Il salvataggio costò comunque a Nobile aspre critiche e molte amarezze, offuscandone la notorietà che si era guadagnato con la trasvolata del Norge. Le sue imprese e la sua figura di abile progettista e aviatore e di coraggioso esploratore sono state successivamente e giustamente rivalutate. L’impresa del dirigibile Italia, funestata dal gravissimo incidente, divenne nota a tutto il mondo grazie anche al film La Tenda Rossa del 1969, diretto da Michail Kalatozov e prodotto da Franco Cristaldi, con musiche di Ennio Morricone. Fra gli interpreti principali: Sean Connery, nelle vesti di Roald Amundsen, Peter Finch in quelle del generale Umberto Nobile, Hardy Kruger nei panni del tenente Lundborg, e Claudia Cardinale. La pellicola ricevette la nomination al Golden Globe nel 1972, come migliore film straniero in lingua inglese. La Tenda Rossa, recuperata dall’equipaggio del Krassin, insieme all’aeroplano di Einar Lundborg e a tutti i materiali del campo, al ritorno in Italia fu donata da Umberto Nobile al Comune di Milano, finanziatore della spedizione polare, che la destinò al Museo del Castello Sforzesco, oggi Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Sottoposta a un lungo e delicato restauro di dieci anni, che l’ha riportata al suo colore originario, quella tenda, che nel 1928 permise all’equipaggio del dirigibile Italia di sopravvivere tra i ghiacci per settimane, è tornata visibile al pubblico nel 2023, in occasione del 70°anniversario del museo. La radio Ondina 33 invece, è conservata presso il Museo Tecnico Navale della Marina Militare Italiana di La Spezia.

 

La seconda vita della Tenda Rossa

Quello che fu un piccolo avamposto tra i ghiacci per nove italiani sopravvissuti alla tragedia del dirigibile Italia è oggi esposto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano dopo un lungo e complesso restauro durato 15 anni. La tenda, che ha pianta quadrata (270 cm per ciascun lato) e una struttura piramidale di 250 cm di altezza, è stata collocata in una teca speciale per garantirne l’adeguata conservazione. Il delicato lavoro di recupero, affidato alla restauratrice di tessuti Cinzia Oliva, ha richiesto l’expertise di professionisti del settore tessile, analisi scientifiche e ricerche storiche e ne ha conservato le tracce dell’emozionante storia: le macchie di fuliggine dell’oblò di ingresso o dell’anilina utilizzata dai superstiti per renderla visibile ai soccorsi. Il restauro ha dato una seconda vita alla Tenda Rossa e oggi chi visita il museo può osservare da vicino un pezzo di storia delle esplorazioni polari italiane.

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