L’incontro Maria Reiche, la studiosa e curatrice delle Linee si Nasca, dalla fama quasi leggendaria, che trascorse l’intera vita tra le sabbie e le pietre della Pampa di San José. E che, servendosi della sua formazione matematica e astronomica, mise le figure tracciate sul suolo in relazione con le stelle e si convinse che si trattasse di un calendario astronomico…
Testo di Willy Fassio
Ero da poco tempo rientrato da un viaggio alle Galàpagos. Mi trovavo in Marocco nell’Alto Atlante, nella località di Oukaimeden, dove sulle rocce erano incisi molti graffiti non ancora studiati e con simbologie sconosciute. Questo viaggio mi era stato consigliato da un personaggio alquanto leggendario e fantasioso, Peter Colosimo, che aveva scritto vari volumi legati all’Ufologia, ai misteri del cosmo, alle attività archeologiche dei millenni passati, e che, in uno dei tanti incontri, mi aveva anche parlato delle misteriose Linee di Nasca situate in Perù. Fu lì che decisi quindi di ritornare, allo scopo di approfondire la conoscenza dello stupefacente patrimonio archeologico di Nasca e con l’idea di intervistare Maria Reiche, la studiosa e “curatrice” delle “linee” dalla fama quasi leggendaria. Ebbi così la possibilità di incontrarla per più giorni nella sua casa a Nasca per raccogliere materiale da utilizzare sia per approfondire le mie conoscenze archeologiche sul Perù, sia per la redazione di vari articoli.
La cultura dei Nasca si sviluppò all’incirca tra il 200 a.C. e il 650 d.C. e fin dalla sua scoperta ha sorpreso il mondo per i suoi disegni ancora pieni di mistero tracciati nei silenzi di un deserto dai colori ipnotici, più di 800 rappresentazioni di animali, uccelli, piante, forme geometriche e creature fantastiche di dimensioni enormi ancora visibili a distanza di duemila anni. Durante i miei incontri con Maria, personalità singolare e straordinaria, ascoltavo affascinato e allo stesso tempo con inquietudine tutto ciò che mi raccontava del suo lavoro, della sua passione e della sua straordinaria esistenza. Maria mi spiegò che aveva trascorso l’intera vita tra le sabbie e le pietre della Pampa di San José, uno dei luoghi più aridi della Terra. La composizione geologica della Pampa è costituita essenzialmente da piccole pietre che a causa del fenomeno dell’ossidazione hanno man mano assunto una colorazione scura. Per elaborare quindi un geoglifo – disse – bastava estrarre le pietre in modo da scoprire i sedimenti chiari e sabbiosi del piano sottostante rendendo visibile così, per contrasto cromatico, le linee. Le condizioni climatiche, l’aridità e la morfologia del terreno che le pone al riparo dal vento, ne avrebbero permesso la conservazione fino ai giorni nostri.
Maria Reiche mi raccontò dei giorni e persino delle sue notti nel deserto, che percorreva in lungo e in largo per chilometri e chilometri con metro a nastro, sestante e bussola alla mano, rilevando da sola un migliaio di linee e studiandone l’orientamento astronomico: “La gente del posto pensava che fossi completamente pazza, o che fossi una spia”. Servendosi della sua formazione matematica e astronomica mise le figure tracciate sul suolo in relazione con le stelle e si convinse che si trattasse di un calendario astronomico. Via via perse la vista, accecata dal fortissimo riverbero del sole, ciò nonostante col suo inseparabile bastone continuò ad esplorare strenuamente i geoglifi, mappando e custodendo l’area. Mi resi conto dell’enormità del suo lavoro solo quando con un piccolo aereo sorvolai le linee e le figure, meglio individuabili dall’alto, rendendomi conto della vastità del deserto di Nasca. La domanda che mi ponevo era: a cosa servivano questi tracciati, considerato che erano osservabili solo dall’alto nella loro grandezza? Secondo la leggenda locale, solo gli dèi li potevano vedere.
Nel 1994, con la proclamazione delle Linee di Nasca come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, Maria Reiche vide riconosciuto il valore di un’opera a cui dedicò la sua intera vita. La “spazzina del deserto” aveva infatti ripulito da sola, per quasi 60 anni della sua esistenza, più di mille linee nel nulla di vastità desertiche. La sua teoria astronomica non è stata però del tutto condivisa. Oggi grazie alle moderne tecnologie gli studiosi propongono nuove e più articolate teorie sulla loro natura, ma a Maria Reiche è stato riconosciuto un appassionato, pionieristico e duro lavoro insieme all’impegno profuso per lo studio e la loro conservazione, impegno che le è valso la cittadinanza e “La Gran Croce dell’Ordine del Sole”, massima onorificenza peruviana.



