Un clima favorevole e la mano dell’uomo. Così, in questo angolo di mondo nel mezzo dell’Atlantico, qualsiasi specie vegetale introdotta (volutamente o casualmente) è stata in grado di adattarsi e svilupparsi. Il risultato? Fantastiche miscele esotiche, che stupiscono anche i botanici più esperti
Testo di Marco Vinci
Piante fiorite di ogni specie lungo le pendici di alte coste rocciose o lungo distese di scura roccia lavica, che scivola dall’entroterra verso il blu dell’Atlantico. Così appare l’Arcipelago delle Azzorre, un gruppo di nove isole vulcaniche in un braccio di mare mitigato dalla Corrente del Golfo. Eppure, i primi ad approdare su queste isole riportarono resoconti di terre brulle e inospitali, con un entroterra del tutto inesplorabile. Fu proprio l’arrivo dell’uomo a modificare in maniera sensibile il paesaggio dell’arcipelago, donandogli la fisionomia attuale. Le favorevoli condizioni climatiche di quest’angolo di mondo fanno sì che qualsiasi tipo di specie vegetale introdotta sia stata in grado di adattarsi generando bizzarre miscele che stupiscono oggi anche i più esperti botanici. Così, alle Azzorre convivono specie esotiche di ogni genere, giunte da tutto il mondo, trasportate volutamente o occasionalmente dall’uomo. L’origine vulcanica dell’arcipelago si nota in maniera distinta per un incredibile numero di vulcani disseminati ovunque. L’origine? Le complesse vicende geologiche della deriva dei continenti che, in corrispondenza di un’ampia area nel cuore dell’Atlantico, hanno portato al progressivo allontanamento dei continenti americano ed euro-asiatico, generando così una nuova crosta terrestre attraverso eruzioni vulcaniche sottomarine e aeree.
In un così complesso mosaico di ambienti, oggi le Azzorre colpiscono non tanto per le prorompenti e visibili dinamiche del nostro Pianeta, ma per la rigogliosa e coloratissima vegetazione, che rende i numerosi belvedere panoramici degli autentici quadri d’autore. Verdissimi coni vulcanici, allineati secondo uno sviluppo geometrico determinato dalla deriva dei continenti, lasciano il posto ad ampie caldere ricoperte da fitti boschi al cui interno spuntano laghi di acque dolci dal colore smeraldo o azzurro intenso, il tutto sullo sfondo blu dell’oceano. Non tutte le isole però hanno, nel verde dei prati e nelle policromie delle fioriture di ortensie, il loro segno distintivo. Come Pico, che si differenzia nettamente dalle altre, oltre che per la forma del suo profilo impreziosito del vulcano omonimo (supera i 2.300 metri ed è la cima più alta del Portogallo), anche per il colore delle sue terre: un canovaccio di sfumature di grigio, che terminano nel nero più intenso delle colate laviche e discendono dalle pendici del vulcano fino a tuffarsi in mare. A Pico la vegetazione sta iniziando la sua corsa alla colonizzazione con le sue specie pioniere, come l’erica azorica che, a queste latitudini, riesce in imprese assolutamente uniche nel loro genere, conquistando anche le più rocciose pareti a strapiombo arse dal sole. A motivare questa scarsa vegetazione di Pico è la sua giovinezza, se confrontata con le restanti isole dell’arcipelago.
Per conoscere a fondo le Azzorre, non si possono tralasciare le coloratissime isole di Sao Miguel, impreziosita dai grandi laghi come Sete Cidades e dalle attività geotermiche di Furnas, che le conferiscono una spiccata connotazione di isola vulcanica attiva. Oppure la piccola Terceira, che offre uno spettacolo quasi unico al mondo: la grotta di Algar do Carvao, dove è possibile discendere all’interno di un condotto vulcanico, vivendo un’esperienza in grado di togliere il fiato anche a un geologo. E ancora, l’isola di Faial ,luogo culto per i velisti che vogliono sfidare l’Atlantico e raggiungere le coste delle Americhe. Un arcipelago con molte cose da scoprire, dove il rapporto tra uomo e natura non si manifesta in maniera conflittuale, ma armonioso e coinvolgente, e le ricchezze della terra sono gelosamente preservate e gestite al lento ritmo scandito dai vulcani.



