Sono quelle di chiese, conventi, fortezze in Armenia e Georgia. Dove vive un cristianesimo antico, che si è espresso con un’arte religiosa raffinata. E dove, i popoli che lo hanno abitato nel corso dei secoli, hanno lasciato segni di una cultura elaborata e ricca di tradizioni
Testo di Paolo Arà Zarian
Il viaggio in Armenia e in Georgia, con un percorso di visite ai siti più affascinanti sotto l’aspetto paesaggistico, naturalistico, storico e culturale, rappresenta un’occasione unica per avvicinarsi alle terre euroasiatiche e apprezzare il cammino secolare di questi antichi popoli, che abbracciarono il cristianesimo all’inizio del IV secolo, costruirono città, chiese, conventi, fortezze, caravanserragli, si difesero dall’invasione di regni potenti, tramandarono tradizioni, costumi e usanze di grande impatto.
Le due Repubbliche indipendenti, l’Armenia e la Georgia, situate nel Transcaucaso, hanno abbracciato il cristianesimo agli inizi del IV secolo e, dopo lo sfascio dell’Unione Sovietica, hanno intrapreso due percorsi paralleli. Il territorio dell’attuale Repubblica di Armenia, chiamata dagli armeni Hayastan, si estende sull’altopiano armeno, senza sbocchi sul mare, e ha un clima tipicamente continentale.
La Repubblica di Georgia, chiamata dai georgiani Sakartvelo, confinante con l’Armenia nella sua parte meridionale, si estende su di un territorio prevalentemente montuoso bagnato a ovest dal Mar Nero. Il clima è subtropicale nella zona occidentale e in quella orientale prevalentemente continentale.
Due Paesi cristiani
Oltre alle bellezze naturalistiche di questi due Paesi euroasiatici, sono di grande interesse i segni culturali che hanno lasciato i popoli sul territorio durante i secoli. Prima l’Armenia, nel 301, poi la Georgia, nel 337, proclamano il cristianesimo religione di stato ancor prima dell’editto di Tessalonica dell’Imperatore Teodosio il Grande, avvenuto nel 380. Si presenta interessante l’aspetto espressivo della forma cristiana in Armenia, di rito gregoriano, apostolico, e quella di rito ortodosso in Georgia, che si evidenzia per le sfumature di concetto culturale e soprattutto architettonico.
All’inizio del IV secolo, la chiesa georgiana fu sottoposta alla giurisdizione della sede apostolica di Antiochia e successivamente, nell’anno 466, divenne autocefala con la nomina del primo Katolikos georgiano con sede a Mtskheta. La chiesa armena, invece, si formò nel 301 nominando il primo Katolikos della chiesa apostolica con sede a Edjmiatzin. Essendo influenzata fortemente dalla cultura bizantina, l’arte religiosa georgiana riporta tutta la bellezza e il fascino dell’iconostasi, dell’arredo interno formato dal presbiterio rialzato e schermato dalla transenna decorata e posta di fronte all’altare principale. Le forme geometriche slanciate, i capitelli bizantini, gli archi a sesto acuto, i tamburi cilindrici esageratamente tirati, le cuspidi triangolari snelle caratterizzano gli edifici cristiani georgiani. Il fregio e la parte ornamentale delle facciate esterne sono ricchi di elementi geometrici, che creano talvolta dei tessuti complessi e straordinariamente elaborati.
Interni sobri e mistici
Per contrasto al gusto georgiano, il concetto spirituale della fede armena consiste nel creare spazi volumetrici composti di linee geometriche semplici e architettoniche. È un’architettura della pietra, dove gli interni sono sobri, silenziosi e mistici, privi di sovraccarico decorativo, d’iconostasi. Qualche tocco di grande classe per abbellire il capitello, la base, le sopracciglia delle finestre, un contorno corniciato che avvolge tutti gli elementi e la forometria, per renderli uniti e armoniosi. L’espressione decorativa non manca, ma è presentata su delle lastre di pietra infilate a secco nelle basi di tufo, dove sulla parte scolpita il tema è sempre il motivo della croce ornata e decorata da simboli universali della fede e della vita eterna. Sono i Khatchkar, (kahtch: croce, kar: pietra).
La volumetria delle chiese armene è compatta, ancorata al suolo sopraelevato da una serie di gradini, che si stringono verso l’alto. Il tamburo, la cupola che poggia sul quadrato centrale, che passa al cerchio attraverso i pennacchi a vela, sono compatti, possibilmente ampi e carnosi. Le aperture delle finestre strette, lunghe all’esterno si dilatano verso l’interno, per indirizzare il flusso della luce a sfiorare le parti sensibili delle pareti interne. Due grandi culture cristiane del Transcaucaso, tutte da scoprire, insieme alle suggestioni di panorami mozzafiato.



